lunedì 30 gennaio 2006

Auguri, Cani!

L’anno del Cane (si può cliccare sul cane),
ufficialmente incominciato ieri secondo il computo e lo zodiaco cinese, mi sembra di buon auspicio.
1. Primo perché a me i cani stanno molto simpatici.
2. Secondo perché anch’io – ho scoperto – sono del segno del Cane in quanto nata nel 1970.
3. Terzo perché, nella morsa del gelo, sfoggio cappello che chiamo variamente ‘Muta di cani in testa’, ‘Cappello di pelliccia di cane morto’, ‘Colbacco russo per poveri’ (Oviesse in sconto, meriterebbe scannerizzazione ma preferisco essenzialità comunicativa e immaginazione)
4. Quarto perché siamo circondati da animali. Soprattutto in libreria. Notare:

- Leone ruggente modello-barretta-Lions su copertina de ‘Le cronache di Narnia’, tomo di spessore per me incalcolabile e pertanto illeggibile
- Cane con faccia simpatica sul ‘Bastardo’ di Gad Lerner, saggio molto interessante, sfogliato ma non letto integralmente. Tema: lo sfruttamento a fini illeciti e discutibili del tema dell’identità, che tanto appassiona e spaventa
- ‘La scuola raccontata al mio cane’, di Paola Mastrocola (chiunque insegni o abbia insegnato o pensi dei farlo DEVE leggerlo. Sì, deve). La stessa autrice, che io sostengo con tutte le mie forze di lettrice, ha di recente pubblicato ‘Che animale sei?’ (non ancora letto ma mi ripropongo di farlo; il tema è sempre l'identità: meno è definita meglio è: concordo).

Perché questa preponderante animalizzazione letteraria? E' vero, gli animali sono presenti nelle storie e nei
racconti fin da quando l’uomo ha iniziato a fare il narratore (vedi Fedro ed Esopo, tanto per citare esempi classici). Oggi dare la parola agli animali è forse anche un modo per rispondere all’eccesso di complessità che ci circonda. All’overdose comunicativa, di cui anche questo sito-blog, in fondo, è un fulgido esempio. L’animale sta ad ascoltare, e sembra essere depositario di una saggezza più semplice ed elementare. Proprio perché senza parole. 
Insegnaci, o cane, a raccattare palle e ad essere, solo per questo, felici. Ed ora, arf arf, a mangiare!




 



 


 


 


 


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