martedì 20 marzo 2007

Indian wind

Una raffica di vento e il vetro della finestra del bagno va in frantumi.
Una lastra acuminata finisce anche nella tazza del cesso.
Recupero tutto, impreco, poi esco a cercare un vetraio.
Fuori sta diventando inverno: piove e grandina, grandina e piove con il vento.
Guardo il cielo, impreco ancora e non trovo il vetraio, finché a un certo punto lo trovo.
E il cielo, credo, si impietosisce con grande larghezza di maniche, quasi come il mio maglione rosso che ha le maniche davvero regali per come sono ampie.
Il vetraio sarebbe chiuso, ma arriva un uomo molto scuro che si presenta come il vetraista o più o meno.
Dice che doveva andare in posta (fino a Rebibbia: un viaggio), ma ascolta il problema, mi chiede le misure e poi, anche lui, si impietosisce e viene a casa a vedere come stanno le cose.
E' indiano, di Calcutta.

Gli tengo la scala mentre si arrampica a vedere lui la finestra: questo tu non lo puoi fare - dice - ma io sì. Indiano equilibrista: un piede sulla scala e uno sulla finestra, teniamo le dita incrociate che non mi cada sulla lastra acuminata giusto lì sotto. Ma no, lettore incauto, cosa mi vai a pensare, ovvio che la lastra l'ho già tolta nella scena prima ma non son stata lì a descrivere l'azione.
L'uomo è buono: con 30 euro me la cavo, in mezz'ora mi può portare la lastra nuova e la monta pure. Bene, il tempo (per me) di prepararmi una pasta al sugo e cercare i 30 euro.
Ritorna puntualissimo. Gli preparo un tè, mentre finisco di confezionarmi la pasta al sugo spargendo il sugo dappertutto perché coordino l'indiano equilibrista, il tè, il sugo e la pasta e nel frattempo squilla anche il cellulare.

Lavoro fatto e finito a tempo di record: 20 minuti circa. Lo invito a bersi il tè con calma mentre io finalmente azzanno la pasta al sugo. Racconta che vive in un appartamento con altri 3 indiani. Trecento euro a testa, più le spese comunitarie, che funzionano così: lui la spesa non la fa mai, la fa sempre uno che compra tutto per tutti, poi alla fine si divide. "Perché la nostra cultura è così, che devono mangiare tutti". Adesso fa il vetraio, ma in India ha fatto un sacco di mestieri tra cui anche il giornalista. In un flash mi vedo a Calcutta a recuperare lastre di vetro rotte nei cessi dei giornalisti indiani, in equilibrio tra scale, finestre e cielo. Oggi a me, domani a te.

Nessun commento: