venerdì 6 maggio 2011

 
 
Sbalzi di vista

Cento euro per sapere che sono affetta da sbalzi di vista. E il dottore rincara la dose: i suoi occhi sono dissociati, cioè a un certo punto ognuno decide di andare dove vuole lui.
E’ che sono indipendenti, dottore, hanno sempre sete di indipendenza e sono curiosi, e in fondo pensano che essere in due per guardare sempre dalla stessa parte è una gran perdita di tempo, anzi uno spreco di energia. Il destro vorrebbe spingersi più in là, il sinistro invece è più pigro e starebbe fermo, per fare soltanto un esempio. Il nostro istruttore di ginnastica ci dice che anche le gambe sono diverse, così come le braccia. Magari può succedere anche agli occhi.

La disfunzione visiva ha un nome tecnico: deficit di convergenza o ‘exoforia’, che – se il greco non m’inganna – dovrebbe significare ‘guardar fuori’, o magari, chissà, ogni tanto avere gli occhi fuori dalle orbite (capita), oppure ognuno dei due occhi che guarda fuori ma da una parte diversa, fino a giungere un giorno allo strabismo. Tutte considerazioni che faccio rigorosamente dentro di me. Invece il dottore, fuori, spiega velocissimo, come se dovesse prendere un treno e fosse molto in ritardo, e a me questa velocità mi innervosisce assai, primo perché è una visita privata e, almeno in privato, ci piacerebbe essere trattati da esseri umani e non da numeri, e poi perché infila nozioni e numeri e concetti con una tale frenesìa che io non riesco a seguirlo. Quindi non sono astigmatica? No. E neanche presbite? Nemmeno. Semplicemente ho gli occhi dissociati: uno dice ciao, scusa sono stanco, me ne vado. L’altro invece cerca di convincerlo a rimanere, e non si riesce a farli andare d’accordo. Secondo me sono occhi fortemente single, che hanno problemi con il concetto di coppia. E come non capirli? Andare d’accordo tra esseri umani sembra essere la grande sfida di ogni tempo.
 
A questo punto il dottore sfodera una specie di attrezzo-pistola con un pistillo microscopico che punta sugli occhi. Aiuto! Cosa vuol fare? Bucarmi le pupille? Invoco Santa Lucia e lui, giusto per umiliarmi, fa entrare mia madre. E’ come ritornare a quando avevo 8 anni e dal dentista iniziai a piangere tanto, ma così tanto che egli, per sfregio estremo, mi portò in mostra come fenomeno circense davanti a chi aspettava nella sala d’attesa, aggiungendo con sommo disprezzo una considerazione del genere: ecco, non prendete esempio da questa bambina che ha tanta paura, ma non si vede perché. Perspicace, come dentista. L’oculista di oggi deve avere anche lui qualche problema, o forse qualche deficit di comprensione psicologica dei pazienti. Se lei dottore, per esempio, mi dicesse subito che la pistola col pistillo lei non l’appoggia all’occhio ma la avvicina soltanto, io starei più tranquilla. Ma lei invece fa entrare mia madre. Colpo di teatro! Meglio così: ci controlla entrambe, e vien fuori che non abbiamo glaucomi e siamo – almeno da quel punto di vista – sane. Infine, ecco la parcella con il bollo da 1,81 euro per fare cento euro tondi tondi e la raccomandazione di non essere così emotiva. Ma io sono exoforica, dottore, l’emotività non c’entra. Guardi fuori, dottore, guardi fuori e…pum! Paura, eh? Uno sbalzo di vista.

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