sabato 8 marzo 2025

La cosa bella

La cosa bella del treno è che va da solo. E tu ti lasci cullare. Ascolti, guardi, scrivi, mentre tutto attorno è in movimento. La storia in movimento, proprio come il titolo del manuale di scuola che va dal Medioevo all'età contemporanea.

Siamo davvero tutti in movimento, anche chi pensa di essersi ormai fossilizzato in una sola postura. Basta mettersi in viaggio. E tutto cammina. Ora il verde tra Lazio e Umbria, forse valle reatina. E pecore placide a brucare. Viaggiare per ritrovare il mondo diventato solo schermo televisivo da qualche anno. O solo formato città asburgica.
E invece c'è tanto mondo vario, variopinto, e tanto tanto cielo blu mediterraneo da bere ogni mattino al posto di un integratore.

C'è un'Italia ancora bellissima. E una Roma pronta ad accogliere torme di turisti e pellegrini e tutto il mondo che cerca qui ospitalità. In primis i senzatetto, i barboni, espressioni imprecise per indicare chi con una tendina o un vero e proprio piccolo accampamento di coperte, piumini e cartoni, sotto la protezione di una Madonna appiccicata ad un portone, ha trovato rifugio a due passi dal colonnato di San Pietro.
Orvieto in lontananza e tutto fugge.

Todos, todos, todos! Mi risuona questa parola ripetuta dal Papa qualche anno fa ai giovani. Nella Chiesa c'è posto per tutti, tutti, tutti! Nessuno escluso. E quanta gente c'è che affolla la capitale in quest'anno giubilare all'insegna della speranza! Terapeutico immergersi in questo fiume umano, marea che si muove e fa muovere. Antidoto contro ogni immobilismo. E' tutto quanto in movimento, canterebbe Jovanotti.

E a proposito di Jovanotti, 20 anni fa nascevano Lecosmeticomiche. Proprio dopo un adrenalinico concerto di questo meraviglioso eterno ragazzo cantante, saltellatore ritmico energetico, portatore sano di ottimismo e gioia di vivere.
Un ventennio cosmeticomico che ha assunto negli ultimi anni qualche striatura malinconica più che comica, e d'altronde già la parola ventennio porta dentro di sé il richiamo ad un dramma nazionale tanto rievocato da qualche anno. Per questo meglio parlare di 20 anni, scritto pure in numero, età lieta e spensierata. O per alcuni già problematica ma piena comunque di tante belle e confuse speranze.

Vent'anni cosmeticomici in cui siamo tutti cresciuti e approdati ad una nuova stagione di cellulari onnipresenti e pervasivi. Telefoni che non suonano più ma scrivono da soli. Rapporti umani da coltivare sempre ma a volte ridotti a messaggini da leggere. Cose leggere e vaganti, al limite dell'inconsistenza. Giusto per dire che ci siamo ancora. Nostalgia per chi ti "viene a cercare perché a te ci tiene, per gridarti io ti voglio bene". (Ragazzini per strada, sempre citazione jovanottica, ndr).

Allora sei tu che devi metterti in viaggio, e dirlo tu per prima che a te ci tieni, e ritagliartelo un tempo di stacco e di contemplazione di una città dove tutto è possibile: il tassista che dice che lui sa da una signora - fidata - che il Papa è già morto da due giorni, oggi è il terzo (facciamo le corna, per carità); biciclette a noleggio con cestino a due passi da Montecitorio e dentro la scritta Meloni faxista (sic); i sampietrini che distruggono piedi e scarpe e infatti osservi che tutti, dal turista al signore con soprabito elegante, sotto indossano scarpe da ginnastica; una città che alle 21 in queste sere si raduna nell'abbraccio del colonnato berniniano per il rosario per la salute del Papa, e poi via a mangiare, fotografare, immortalare, mentre lì, in quella piazza, si sentiva che mancava l'anima, che il pastore non c'era. Era rimasta solo la Chiesa medievale, la Chiesa del rituale, ma non quella del cuore. La Chiesa di Papa Francesco gigante buono di umanità. Il secondo Papa buono, diceva il tassista. Il Papa che te lo senti uno di famiglia, un nonno simpatico e capace di consolarti nei momenti più bui.

Per questo, cara Roma, ora che mi sto allontanando da te io spero, spero con tutta la speranza giubilare e non. Spero con tutta me stessa di poter riascoltare ancora dal vivo la voce di Francesco. Voce vicina ai poveri. Ai barboni che hanno scelto di vivergli accanto. Per confortarlo e sostenerlo con la semplicità di chi non ha nulla e per questo può tutto.

E ora cosa ti porti a casa? Guerra e pace di 1500 pagine, ricordo di un tempo che fu, vermicelli di soia e ginseng puro da un negozio cinese in zona S.Maria Maggiore, e una focaccia alla porchetta "Bada come la fuma". Questa è la capitale, e sono felice di aver trascorso qui 16 anni indimenticabili di dolcevita al sole caldo di ogni stagione. La vita è bella, ma bisogna permetterle ogni tanto di sbocciare con autentica gioia. 
(scritto su un Frecciarossa - partito rigorosamente con 5 minuti di ritardo - martedì scorso, 4 marzo 2025)

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