mercoledì 13 marzo 2013

Habemus papam argentinum, et pure gesuitam!

Voi qui lo dovete dire. Lo dovete ammettere. Non fate finta di niente. Non fingete indifferenza o cinismo. Voi, cari lettori delle Cosmeticomiche, avete pregato. E avete pregato anche tanto. Un sorriso acceso al cielo, un moto di speranza interiore durato anche solo un millesimo di secondo, un saluto al sole, un movimento di yoga, un caffè fatto con amore, un'imprecazione sentita, un urlo di dolore. Non importa come. Importa che le vostre preghiere hanno fatto la rivoluzione. Perché un papa argentino e gesuita (prima volta nella storia della Chiesa) è una rivoluzione. 

Sono arrivata in piazza San Pietro alle 17.30 perché sentivo di dover uscire di casa per esserci. Ed ecco i primi segni premonitori: sull'autobus due suore e un ragazzo fanno il toto-papa. Non sono ancora pronta ad entrare così nel vivo della faccenda, e scambio due parole con chi mi sta dietro e pare assorto in tutt'altri pensieri. Il signore ha in testa solo il calcio, in particolare Messi, argentino, che gioca nel Barcellona. Dice che sta diventando il più grande calciatore del mondo: ancor meglio di Pelè o di Maradona. Messi papa? Ci andiamo vicini. Almeno con il paese.

La piazza è stracolma di ombrelli colorati e gente d'ogni genere: preti (alcuni assai belli: i preti modelli), suore, famiglie, single, gruppi che intonano 'Salve regina', seminaristi che intonano canti gregoriani, una signora che impartisce lezioni di latino dell'ultim'ora ai nipoti ("nomen sibi imposuit", così dirà il presentatore del papa eligendo), americani, indiani, tedeschi, sardi. Tutte le parlate del mondo sono lì, sotto un cielo grigio che piove acqua senza tregua. 

"Chi entra papa esce cardinale", questo è il detto romano che mi raccontano due signori romani. Ovvero: se ti aspetti quel determinato papa, di certo sarai deluso. Tu che papa ti aspettavi? Avevi aspettative in tal senso? Che non sia un uomo di potere, pensavo. Che non sia un uomo dal facile compromesso. Che abbia la forza sufficiente per affrontare la temibile curia romana. Eccola là, una parte di curia romana, affacciata ad un balcone con tanti ombrelli neri aperti che sembrano corvi in attesa. 

Altro segno premonitore: il gabbiano che non si stacca dal comignolo della Sistina inquadrato dai maxi-schermi in piazza. E' un gabbiano che sembra annunciare qualcosa. Gli antichi predicevano sventure e avventure guardando il volo degli uccelli: ci sarà stato un perché, no? Sarebbe bello intervistarlo, quel gabbiano pacifico. Cosa vedi, gabbiano, lì sotto? Perché noi qui stiamo affogando nell'acqua.

Finché, qualche minuto dopo le 19, arriva la fumata. Ed è bianca! Un'onda d'urto parte da dietro. Urla, gridolini da concerto rock, ed io mi ritrovo mezza scarpa fuori posto. Vuoi vedere che mi calpestano? Son scene di alta commozione. Di pura gioia di piazza. Una lunga attesa di più di un'ora prima di veder comparire il nuovo papa alla finestra centrale della Basilica di San Pietro. Ma prima c'è la banda, l'inno d'Italia, la signora inglese che cita un detto: "Ci sono tre tipi di papa: quello che Dio dà, quello che Dio sopporta, quello che Dio infligge". Noi non vogliamo essere né inflitti né trafitti. 


Ed ecco la finestra che si apre ed arriva l'annuncio sospirato: "Annuntio vobis gaudium magnum. Habemus papam!" E poi il nome: Georgium Marium Bergolio...Lì chi non ha studiato le biografie cardinalizie rimane interdetto: sarà mica Bertone? Sguardo di paura. Il signore vicino ha le cuffiette-radio e precisa: si chiama Bergoglio, è argentino, arcivescovo di Buenos Aires, classe 1936...ed è gesuita! Orbene, gridiamo al cielo, Dio c'è! 

A quel punto la storia si trasforma in un quadro. Le figurine minuscole dei cardinali fucsia su sfondo giallo fuori dai quattro finestroni, e poi una solenne figura bianca che, fin dalle prime parole, esprime tutta la semplicità di un uomo buono. Non a caso, si chiamerà papa Francesco, in omaggio a Francesco d'Assisi. Visto che ho il quadernetto, segno tutto anche per voi.

"Fratelli e sorelle, buonasera. Il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma...Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo. (applausissimo)
Vi ringrazio per l'accoglienza, chiedo una preghiera per il vescovo emerito Benedetto XVI (seguono Padre Nostro, Ave Maria, Gloria: tutti assieme in piazza).
Incominciamo questo cammino di vescovo e popolo...un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi, gli uni per gli altri, per tutto il mondo, perché ci sia grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa sia fruttoso per l'evangelizzazione di questa così bella città.
Prima di darvi la benedizione, vi chiedo un favore. Chiedo che il popolo dia una benedizione per il suo vescovo. (segue un lungo silenzio: bellissimo)." Poi la benedizione "a tutti gli uomini di buona volontà" e il saluto della buonanotte, "ci vediamo presto". Come un amico alla fine di una telefonata. 


Attorno è la festa. Tutti sorridono. I riflettori di tutte le telecamere di tutto il mondo sono accesi e puntati lì. I ristoratori nelle vie adiacenti a San Pietro son contenti anche loro: "Nun se vede mai tanta gente così felice, eppure basterebbe così poco." 

5 commenti:

Anonimo ha detto...

una rivoluzione, una risoluzione!

zc

Lucia Cosmetico ha detto...

Sììììììì! In piazza ho incontrato Claudia restauratrice e suo marito, incredibile! Abbiamo aspettato assieme, se non ci fossero stati loro forse non avrei resistito. Saluti!

Lucia Cosmetico ha detto...

ops, intendo Paola.

Anonimo ha detto...

"Nun se vede mai tanta gente così felice, eppure basterebbe così poco."
E' un po' come quando un bambino ha la bici nuova, oppure quando si ha l'auto nuova fiammante... poi però bisogna pedalare, fare il tagliando... insomma dovremo accudire Francesco ed accudirci nella spiritualità. Per conservare la felicità! Ora speriamo che ci siano altre "fumate chiare" da Montecitorio.
Anche li lo slogan potrebbe essere "la soluzione... una rivoluzione!"

Lucia Cosmetico ha detto...

Bravo.